Come sarà la Val di Fassa nel 2040? Il Comun General de Fascia ha realizzato insieme a -skopìa un progetto per anticipare nuovi bisogni e costruire visioni condivise
Le comunità alpine hanno una geografia sociale intrinsecamente complessa: pur essendo territori caratterizzati da un’elevata qualità della vita, iniziano oggi a confrontarsi con trasformazioni profonde.
Cambiamenti demografici, nuove fragilità sociali, pressione turistica e sfide legate all’abitare e all’identità culturale: sono questi i grandi temi con cui la Val di Fassa è chiamata a confrontarsi oggi.
Per affrontare attivamente questa transizione, il Comun General de Fascia ha scelto di avviare un percorso con il team di -skopìa, con l’obiettivo di anticipare i bisogni futuri e costruire una visione condivisa della comunità al 2040, che si è concluso nei primi mesi del 2025.
Val di Fassa: caratteristiche e nuovi bisogni contemporanei
Il Comun General de Fascia è un ente sovracomunale che rappresenta sei comuni della Val di Fassa, con competenze estese nell’ambito socio-assistenziale e della promozione del benessere della comunità.
Il territorio conta circa 10 mila abitanti, che diventano fino a 80-90 mila durante l’alta stagione turistica. Un contesto apparentemente stabile, con bassi livelli di disoccupazione e povertà, ma che inizia a mostrare segnali di cambiamento, cominciando a sperimentare alcune situazioni tipiche della città ma con delle peculiarità tipiche dei contesti montani.
Negli ultimi anni ad esempio si è registrato:
- una dispersione del senso di comunità, con l’ aumento del numero di anziani soli
- la comparsa di nuove forme di isolamento sociale tra i giovani
- una crescente problematica legata all’abitare, con difficoltà per chi nasce nel territorio della Val di Fassa a trovare una casa per poter restare a vivere lì
- un maggiore impatto della stagionalità turistica sulla vita quotidiana della popolazione locale, dove la vivibilità dei territori è strettamente connessa alla viabilità
- un aumentato rischio di perdita dell’identità culturale locale, percepita come molto forte dalle popolazioni unite anche dalla lingua ladina, ma purtroppo fragile e non sempre facile da tutelare
In un contesto come questo, la sfida non è solo rispondere ai bisogni emergenti, ma anticiparli. Il progetto “I futuri della Val di Fassa: visione di comunità” nasce proprio da questa esigenza: superare una logica reattiva e sviluppare una capacità di lettura del futuro che coinvolga l’intera comunità, rendendo i cittadini parte attiva e co-responsabile nella costruzione del proprio territorio.
L’obiettivo del progetto con -skopìa è stato quindi duplice: da un lato introdurre strumenti di Previsione Strategica, dall’altro attivare un processo partecipativo capace di generare visione condivisa e responsabilità collettiva.
Il progetto: strumenti, obiettivi e outcome
Il team di -skopìa, composto da Francesco Brunori ed Elena Petrucci e Gianluca Gambatesa, hanno accompagnato un gruppo selezionato di stakeholder locali in un percorso di esplorazione dei futuri possibili della Val di Fassa.
Sono state coinvolte circa 15 persone con uno sguardo privilegiato sul territorio: rappresentanti dei comuni, delle associazioni, della scuola, operatori economici, albergatori, commercianti e altri esponenti di realtà locali. A questo gruppo si è aggiunto un secondo tavolo composto da giovani del territorio, coinvolti per portare una prospettiva generazionale spesso assente nei processi decisionali.
Il percorso ha avuto una natura ibrida tra consulenza e formazione, strutturato come processo partecipativo orientato alla costruzione di una visione di lungo periodo.
La durata complessiva è stata di circa sei mesi e si è articolata in:
- un primo weekend con un tavolo di adulti dedicato a un workshop intensivo con il metodo Horizons Bricks®
- un successivo incontro di follow-up con gli stessi partecipanti
- un laboratorio dedicato ai giovani durante il quale si sono utilizzati il Visioning e il Backcasting
Horizons Bricks®
Uno strumento che permette di esplorare scenari futuri e rappresentare visivamente le trasformazioni del territorio combinando modellizzazione con i LEGO e pensiero metaforico.
Attraverso questo approccio, i partecipanti hanno potuto:
- raccontare la Val di Fassa di oggi
- immaginare scenari futuri desiderabili e critici
- individuare le dinamiche di cambiamento tra presente e futuro
L’utilizzo dei modelli fisici realizzati con i LEGO è stato un elemento chiave: ha reso il processo fluido, facilitando l’emersione di intuizioni profonde, rendendo accessibili concetti complessi, ha abbattuto le barriere di chi inizialmente mostrava resistenze e ha permesso di dare forma concreta a idee e visioni in una modalità ludico-creativa.
Backcasting
Partendo da una visione della Val di Fassa al 2040, i giovani partecipanti al secondo tavolo hanno lavorato a ritroso per individuare le azioni necessarie a costruire quel futuro, portando una prospettiva più critica e discontinua, evidenziando temi come spopolamento, accesso alla casa, mobilità e identità culturale.
OUTCOME
Il risultato principale del progetto è stato un report condiviso con la comunità, contenente gli scenari emersi durante gli esercizi di futuro svolti, le principali aree di intervento e una roadmap operativa a 4 anni con azioni concrete per produrre cambiamenti reali nelle aree di maggiore interesse individuate:
- attenzione al tema dell’abitare e alla sostenibilità del turismo
- sviluppo di servizi per famiglie e natalità
- rafforzamento della collaborazione intercomunale
- promozione della mobilità sostenibile
- valorizzazione del sistema educativo e culturale
Val di Fassa 2040 tra crisi e rinascita: il futuro immaginato
Il futuro della comunità emerge come uno scenario in equilibrio tra opportunità e criticità, dove la capacità di fare sistema e di attivare la comunità sarà determinante.
Il progetto ha contribuito a spostare lo sguardo dal breve al lungo termine, introducendo un approccio più strategico e anticipante nella pianificazione territoriale.
Paola Rasom, Responsabile del Servizio Socio Assistenziale:
Lavorare con i Lego ha permesso a tutti di dare una forma al proprio pensiero che fosse attinente al proprio ruolo, vincendo le resistenze e dando leggerezza all’intero percorso.
Come sottolineato anche dal team -skopìa, alcuni modelli costruiti sono rimasti impressi per la loro forza simbolica, diventando vere e proprie rappresentazioni dei nodi profondi del territorio.
Francesco Brunori, referente -skopìa:
Il bello dei Lego è proprio che permettono di ricordare anche a distanza di molto tempo i modelli emersi: alcuni restano impressi per la loro capacità evocativa. Le parole e le metafore usate per descriverli, nel loro significato profondo, rappresentano qualcosa di importante per la comunità.
Allo stesso tempo, il contesto di una comunità relativamente piccola ha reso possibile un livello di coinvolgimento diretto difficilmente replicabile in contesti urbani più complessi.
Cipriana Tomaselli, Referente Pianificazione Sociale:
Realizzare questo tipo di progetti in contesti piccoli permette di arrivare al cittadino, coinvolgere le persone che vivono la quotidianità sul territorio. La nostra è stata un’esperienza con caratteristiche di sperimentalità, ma comunque molto interessante, partecipata. Ci portiamo a casa idee e pensieri che speriamo potranno convergere in nuovi processi di partecipazione collettiva alla vita della comunità.
Il progetto ha dimostrato come anche territori apparentemente stabili possano beneficiare di un approccio anticipante e come la costruzione del futuro non sia solo una questione tecnica, ma un processo culturale e collettivo.
In questo percorso, -skopìa ha svolto un ruolo cruciale di facilitazione e accompagnamento metodologico, generando, attraverso l’utilizzo di strumenti e metodi di futuro, processi partecipativi capaci di coinvolgere attivamente diversi attori del territorio, dai semplici cittadini ai rappresentanti delle associazioni civiche, fino agli amministratori locali.
Il valore di questa iniziativa emerge proprio da questo risultato: riuscire a far dialogare stakeholder con prospettive diverse attorno ad una visione condivisa sui futuri della Val di Fassa.
Da non sottovalutare anche il fatto che il progetto ha indirettamente rappresentato un’azione di protezione importante rispetto alla progressiva perdita dell’identità ladina per i membri di questa comunità e gli abitanti del territorio.
In questo senso, il lavoro svolto non rappresenta un punto di arrivo, ma l’inizio di un percorso più ampio di consapevolezza, partecipazione e progettazione condivisa del futuro.