Laboratorio Storico di Anticipazione: la classe Quarta dell'Istituto di Istruzione Lorenzo Guetti di Tione di Trento

(testo redatto da Serena Perini)

Presentazione

Sono nata a Trento e fin dalle medie ho avuto una grande passione per il mondo antico, l'antichità classica e l'antropologia, quindi ho frequentato il Liceo Classico e poi mi sono iscritta a Lettere a indirizzo Classico presso l'Università della mia città. Ho poi preferito trasferirmi a Perugia per seguire gli studi di Archeologia classica, di Etruscologia e Civiltà dell'Italia preromana. Dopo la Laurea in Archeologia e Storia dell'arte greca e romana, ho un po' tralasciato gli studi di antichistica per dedicarmi prima al mio bambino che nel frattempo era nato, e poi per dedicarmi all'insegnamento nelle scuole superiori di Trento e dintorni. Rimango tuttora una grande appassionata di arte.

La mia formazione

Mi sono iscritta a Lettere a indirizzo classico, focalizzandomi in particolare sugli insegnamenti di archeologia e paletnologia: ho avuto l'occasione di studiare con docenti di spessore come Bernardo Bagolini (Paletnologia), il Prof. Massimo Di Marco (Lett. greca) e Mariette Raaijmakers De Vos (Archeologia e storia dell'arte greca e romana). In seguito, avendo deciso di dedicarmi agli studi di ambito antichistico-archeologico mi sono trasferita all'Università di Perugia, dove ho approfondito gli studi di Etruscologia (Francesco Roncalli), Civiltà dell'Italia preromana (Nicoletta Stopponi), Antichità greche e romane (Filippo Coarelli) e Archeologia e storia dell'arte greca e romana (Mario Torelli). Ho poi ottenuto una borsa di studio Erasmus in Germania, alla Karls Eberhard Universität di Tübingen, frequentando in particolare gli Hauptseminäre di linguistica comparata con Carlo De Simone sulla lingua etrusca e sull'osco-umbro.

In seguito sono tornata a Trento, lasciando gli studi di etruscologia ed antichità italiche e laureandomi con la prof.ssa Raaijmakers De Vos con una tesi in Archeologia e storia dell'arte greca e romana, su un laboratorio sperimentale di Archeologia teorica che si è tenuto nel corso dell'anno accademico 1999/2000. Grazie alla frequenza di un seminario all'International Summer School in Archaeology (ISSA) presso la Certosa di Pontignano, organizzato dall'Università di Siena, ho avuto l'idea dell'argomento -Archeologia teorica- per il laboratorio che ho tenuto e monitorato secondo la metodologia Problem Based Learning. Nel corso degli anni ho partecipato a diverse campagne di scavo e gruppi di ricerca sia della cattedra di Archeologia greca e romana e di quella di Paletnologia di Trento, sia della cattedra di Antropologia di Perugia e del Centro Studi Americanistici "Circolo Amerindiano" di Perugia. Ho inoltre approfondito lo studio della lingua inglese risiedendo diversi mesi in Inghilterra. Successivamente ho intrapreso il percorso dell'insegnamento, accettando delle supplenze in vari Licei ed Istituti tecnici di Trento ed iscrivendomi alla SSIS dell'Università di Bolzano, frequentando anche il corso per il sostegno nella scuola secondaria superiore.

Dove lavoro 

La scuola nella quale insegno attualmente è l'Istituto di Istruzione "L. Guetti" di Tione. Si tratta di una scuola dalle molte anime poichè gli indirizzi sono sia di ambito tecnico, sia di ambito liceale: vi sono cinque indirizzi nell'ambito liceale e quattro in quello tecnico, quindi si può capire come la molteplicità curricula possa risultare stimolante sia per gli studenti e le studentesse che per i docenti e le docenti, poichè favorisce un confronto di idee ed una condivisione di esperienze. Io insegno al triennio Tecnico Economico, indirizzo Finanza e Marketing. 

Il progetto Anticipazioni di Futuro in storia

Per quanto riguarda il progetto, l'idea nasce dalla frequentazione del corso di aggiornamento dell'Iprase organizzato dalla società -skopìa di Trento. Si trattava di un corso su Anticipazioni di Futuro. Leggendo la descrizione l'ho trovato estremamente interessante e quando l'ho frequentato, l'ho trovato ancora più stimolante: interessante come è stato organizzato, ciascuna lezione è stata suddivisa in momenti di lectures teoriche e in momenti che potremmo definire laboratoriali, nei quali noi docenti avevamo l'occasione di sperimentare i materiali approntati per un laboratorio con e per gli studenti e le studentesse. I materiali sui quali abbiamo lavorato con i docenti e le docenti che partecipavano al corso erano stati impostati su “futuro” individuale, personale. Questa tematica così nuova, che si presta a riflessioni di grande interesse in ambito scolastico mi hanno spinto a ragionare su come adattarlo alla mia didattica e alle mie classi. In effetti sono stata l'unica docente di una scuola superiore ad aver partecipato al corso, quindi era proprio necessario “inventare”, “creare” un progetto per le mie classi, tenendo presente che insegno al triennio. Quando ci siamo incontrati con Chiara Emanuelli e Francesco Brunori, abbiamo individuato la classe Quarta nella quale insegno, dell'indirizzo Finanza e Marketing dell'Istituto di Istruzione Secondaria Superiore “L. Guetti” di Tione, come “cavia” adatta a sperimentare un lavoro, un modulo, nel quale portare le anticipazioni di futuro come metodo di lavoro ed anche come obiettivo.

Perché una classe quarta? Perché si tratta di una classe che ha già superato il passaggio dal biennio al triennio e non è ancora assorbita dalla preparazione e dagli impegni in vista per l'Esame di Stato. E perché storia, materia che, per definizione, si rivolge al passato, a ciò che “concluso”, alle spalle? Ho pensato questa fosse la materia più adatta nella quale calare le prospettive di futuro, per darle un respiro, per “aprirla” agli occhi dei miei studenti e delle mie studentesse. La storia perché si presta ad una visione globale, può essere insegnata come un'evoluzione di eventi che partono da alcuni fatti storici ben precisi per poi osservare l'arco di mutamento nel corso di diversi secoli, ricordando qual era il punto di partenza e osservando il punto di arrivo.

Quindi, ragionando sul programma di storia del quarto anno, ho ritenuto che il tema più adatto potesse essere l'imperialismo delle potenze europee a cavallo tra fine dell'Ottocento e gli inizi del Novecento, alle soglie della Prima Guerra Mondiale. Da dove nasce quella fame di terra e di terre? Qual è la causa dell'aggressività tra potenze europee e aggressività verso gli “altri” e l'altro? Come punto di partenza per capire l'imperialismo di fine secolo, siamo partiti dalla scoperta delle Americhe, dallo spostamento dell'asse economico e dei commerci dal Mediterraneo all'Atlantico che ha portato ad una forma precoce di “globalizzazione”, lungo un arco di tre, quasi quattro secoli fino alle industrializzazioni, in particolare la Seconda Industrializzazione.

Abbiamo ragionato sul significato e sull'uso di due diversi termini: “colonialismo” e “imperialismo” ed abbiamo ragionato sul significato del concetto “noi-voi”, sull'origine di questa dialettica, senz'altro attuale, visto che ne abbiamo esperienza quotidianamente dal linguaggio giornalistico e televisivo, dalla narrazione sul terrorismo contemporaneo, dalla migrazione di massa che sta spostando popolazioni in una maniera per noi quasi ignota, uomini e  donne contemporanei, abituati alla percezione del territorio come definito dalla struttura Nazione/Stato e quindi con confini ben precisi. Le letture che mi hanno guidato in questo percorso risalgono ancora alla mia formazione di archeologa e storica dell'antichità ma sono testi che ritengo fondamentali per la loro attualità e validità intellettuale intrinseca e sono due saggi di Jared Diamond, Armi, acciaio e malattie del 1997 e Collasso. Come le società scelgono di vivere o morire del 2005, e un saggio la cui lettura risale a quando ho lavorato ad alcune ricerche con il Centro Studi Americanistici di Perugia ed è La conquista dell'America. Il problema dell'altro di Tzvetan Todorov.

Feedback

Il lavoro per molti versi non è stato semplice, anzitutto perchè ho dovuto muovermi fidandomi del mio istinto, della mia esperienza e delle mie conoscenze: è la prima volta che un'impostazione di lavoro come quello delle Anticipazioni di Futuro, che si avvale di un metodo di indagine che si utilizza nelle scienze sociali e in sociologia, viene calato in storia, dove i presupposti metodologici sono piuttosto diversi. Naturalmente questo è stato un elemento di sfida stimolante perchè ha portato i miei studenti e studentesse e me a misurarci con qualcosa che abbiamo dovuto imparare a “maneggiare” lungo il percorso. Anche solo lavorare sul concetto di “scenario” e sull'idea di “scenario preferibile” e “scenario probabile” è stata una palestra per esercitare le soft skills, in particolare. Gli studenti e le studentesse hanno dovuto organizzare il lavoro all'interno del gruppo. La classe di quattordici fra studenti e studentesse è stata suddivisa in quattro gruppi, due da quattro studenti/esse e due da tre studenti/esse ed a ciascuno è stato assegnato un continente; infatti ho pensato di far lavorare la classe sui continenti maggiormente coinvolti dal colonialismo e dall'imperialismo, dunque l'Africa, l'Asia e le Americhe, considerate separatamente, in maniera diacronica, lungo un arco di tempo dal XV secolo al XVIII/XIX secolo.

Quello con cui gli studenti e le studentesse hanno dovuto misurarsi da un punto di vista delle conoscenze è stato: cercare e selezionare informazioni e conoscenze sia sui libri di storia che avevo messo a disposizione, sia su Internet, comprendendo immagini e video; lavorare con concetti per loro completamente sconosciuti come anticipazione di futuro e scenario, sociologia, scienze sociali;  da un punto di vista delle abilità hanno dovuto: suddividere ed organizzare il lavoro all'interno del gruppo, gestire i tempi di lavoro, preparare il materiale per la presentazione ed allestire la presentazione utilizzando un'applicazione che non conoscevano minimamente prima che la proponessi io, Prezi; hanno dovuto mettere in campo la creatività su più fronti, dalla scelta del Prezi, alla presentazione, al dover attivare l'immaginazione per concepire degli scenari di futuro. Gli studenti e le studentesse sono stati molto contenti dell'esperienza anche se, inizialmente è stato non facile ingranare, ed io sono stata piacevolmente colpita ed anche commossa dalle loro presentazioni: non mi aspettavo questa capacità di “performance” da parte loro, la capacità di tenere attenti l'uditorio.

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