Roberto Poli

Sono un sociologo fallito, nel senso che, pur laureato col massimo dei voti e la lode sono stato incapace di diventare un 'vero' sociologo perché trovavo che la sociologia che avevo studiato fosse eccessivamente rivolta al passato.

L'incontro casuale con i futures studies mi ha permesso di capire cosa mancava.

Da presidente del corso di studio in servizio sociale dicevo ai miei colleghi: noi dobbiamo preparare i nostri studenti ai problemi che troveranno fra 10 anni; prima devono laurearsi, poi fare 5-6 anni esperienza per impadronirsi della professione e poi devono scoprire di avere gli strumenti per affrontare i problemi che a quel punto staranno emergendo.

Questa mia posizione non ha inciso nella misura sperata, però dopo qualche anno ho ottenuto la prima Cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e ho organizzato la prima conferenza internazionale sull’anticipazione (Trento 2015).

Insegno Previsione sociale e dirigo il master in previsione sociale del Dipartimento di Sociologia e ricerca sociale dell’Università di Trento.

Questo master non si rivolge a neolaureati - per brillanti che siano non sono ancora in grado di prendere decisioni strategiche per aziende ed istituzioni.

Ci interessa piuttosto chi ha 20 o più anni di esperienza professionale e sta cercando nuove idee e strumenti.

Mi piace elaborare teorie, se possibile buone teorie, vale a dire quelle che riescono a orientare la prassi.

Così mi trovo contemporaneamente a coordinare un progetto europeo come il Life FRANCA e a dirigere l’Handbook of Anticipation, Axiomathes (Springer) e la prima collana interamente dedicata all'anticipazione (Anticipation science, Springer). 

Faccio anche parte dei comitati editoriali di molte riviste (fra cui Futures e European Journal of Future Research)  sono fellow della WAAS—World Academy of Art and Science e dello STIAS—Stellenbosch Institute for Advanced Study.

Sono un early bird: i miei collaboratori possono ricevere mie mail alle 03.00, ma non parlatemi dopo le 8 di sera…

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