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Sperimentazione educativa con laboratori di futuro all'ENAIP di Borgo Valsugana

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Espandere all’infinito il bacino di dati da cui attingiamo le informazioni che guidano le nostre scelte non ci aiuta, di per sé, a fare le domande giuste, a collegare le informazioni correttamente, a fare chiarezza su questioni spinose senza semplificarle indebitamente.

Oggigiorno la mole di informazioni disponibili raddoppia ogni due anni, le decisioni vanno prese in tempi sempre più rapidi e tutto diventa sempre più interdipendente: i decisori si trovano in difficoltà e i cittadini nutrono sfiducia nei confronti delle istituzioni tradizionali.


Anche per ovviare a questo increscioso e pericoloso stato di cose si sta affermando una nuova prospettiva sulla realtà, l’anticipazione, che aspira a preparare e orientare la nostra rotta non nel senso di una futile e snervante velleità di pianificazione e controllo totali, ma in quello della consapevolezza necessaria a fronteggiare gli imprevisti.

Chiara Emanuelli, docente di lingua comunitaria inglese al Centro di Formazione Professionale ENAIP di Borgo Valsugana, si occupa anche della promozione di nuovi metodi di apprendimento nella scuola trentina legati all’anticipazione di futuri possibili, valorizzando competenze trasversali per restituire ai ragazzi un più ampio spettro di futuri personali e collettivi possibili, ossia la facoltà di aspirare a una vita migliore.

Un anno e mezzo fa Chiara Emanuelli ha intrapreso una sperimentazione educativa con un gruppo misto di ragazzi tra i 16 ed i 19 anni, studenti di una classe terza.

Questo laboratorio di futuro è riuscito a far emergere negli adolescenti coinvolti discernimento e flessibilità mentale, buon senso, immaginazione creativa e senso di responsabilità per le proprie azioni e decisioni, cioè a dire le loro innate abilità anticipatorie.

L’esperimento ha anche portato a una tesi di laurea magistrale con la supervisione di Roberto Poli, prima cattedra UNESCO sui sistemi anticipanti e presidente di –skopìa, una start-up dell’Università di Trento che, prima in Italia, organizza per scuole, aziende e istituzioni corsi di formazione sul futuro e prepara i relativi materiali didattici. Proprio una sua presentazione introduttiva ai docenti dell'istituto ha preparato il terreno per quest’esperienza, creando aspettative e curiosità tra i suoi colleghi.

 

Chiara Emanuelli, che strumenti e metodi ha impiegato in questo progetto sperimentale?

Innanzitutto, per quanto concerne l’organizzazione della bozza sperimentale, abbiamo deciso di impostare l'attività con una tempistica “malleabile”, lasciando la porta aperta all’interdisciplinarietà e permettendo ai ragazzi di lavorare nei loro modi e tempi. “Future Awareness” (nome dell'esperimento registrato nel Progetto di Centro 2014/2015) si presenta come una serie di fasi diversificate e personalizzate, che includono la creazione di una timeline personale e utilizza una serie di metodi/strumenti, quali backcasting, interviste territoriali, visioning, forecasting, scenari criticamente esaminati.

Gli ausili tecnologici sono spesso un punto dolente. Com’è andata?

È bene precisare che tutto quel che serve è una LIM o un semplice apparecchio televisivo con lettore DVD, in un’aula informatica, anche se non attrezzata con computer di ultima generazione.

Ci siamo spesso trovati ad usare dispositivi personali come smartphones per effettuare registrazioni, riproduzioni di documenti, invio di mail, ecc.

L’unico vero strumento indispensabile è la volontà di offrire una nuova visione della didattica, più inclusiva e motivante, più vivace e interconnessa tra le varie discipline.

In effetti sta crescendo l’esigenza di maggiore interazione tra studenti e insegnanti. Come si inserisce l’anticipazione in questa tendenza?

Partendo da basi di fiducia e conoscenza dell'altro.

L'introduzione di un progetto di anticipazione ha soprattutto bisogno di disponibilità. Nel caso in cui – ed è ciò che certamente accade in molte situazioni di insegnamento – la precarietà costringa a relazioni a singhiozzo o temporanee queste esperienze possono comunque fare la differenza.

In che modo?

Questa tipologia di esperimenti si caratterizza per una versatilità e libertà quasi disarmanti: le attività da proporre sono così connesse con il mondo degli adolescenti, così piacevoli anche se legate alla spiegazione di metodi e teorie, che persino gli allievi più timidi, sfiduciati o diffidenti riescono a produrre materiali incredibilmente ricchi e profondi.

È adatta a qualunque insegnante e insegnamento?

Certo è necessario conoscere le differenti metodologie di approccio e ciò significa formazione e auto-aggiornamento, così come è d'obbligo stabilire e stilare, anche se evitando eccessivi irrigidimenti (soprattutto temporali), un programma organizzato in macro-fasi di lavoro.

Che tipo di accoglienza potrebbe ricevere negli ambienti scolastici?

A volte nel mondo degli insegnanti risulta difficile pensare ad esercizi che abbiano uno stampo “extracurricolare” ma che allo stesso tempo siano fonte di approfondimento di abilità cognitive e di riflessione che accompagnano la crescita degli studenti.

Però secondo lei ne vale la pena.

Con percorsi di questo genere possiamo valorizzare un clima di condivisione, collaborazione e conoscenza che esula di molto dalla lezione standard, facendoci però scoprire peculiarità, caratteristiche e valori intrinseci ai nostri discenti che possono risultare fondamentali per una migliore organizzazione didattica.

Si trattava di una classe “particolare” rispetto ad altre, però alla fine l’esperimento ha coinvolto profondamente i ragazzi, che hanno vinto le loro resistenze, scoperto potenziali inesplorati, appreso nuove competenze, facendo un uso attivo delle tecnologie e risorse disponibili. Saprebbe riassumere brevemente i momenti chiave di questo laboratorio di futuro?

È difficile riassumere in poche parole quella che è stata una “nuova visione” della scuola: in generale la maggioranza delle attività è stata assolutamente in linea con una didattica varia e multidisciplinare, valorizzata dalla messa in gioco di molteplici competenze che hanno accompagnato l’esperimento in tutte le fasi.

In contesti di questo genere le “difficoltà” non sono deterrenti, anzi, possono in molti casi trasformarsi in risorse, poiché l’apprendimento diventa un veicolo di potenziamento di abilità che in situazioni scolastiche standardizzate non troverebbero spazio.

Credo che i momenti salienti siano state le fasi di riflessione proposte per ognuno dei passaggi sperimentali, il tempo che i ragazzi hanno avuto a disposizione per esprimere opinioni senza essere giudicati, lo spazio per poter pensare criticamente ai loro futuri senza essere condizionati: ciò ha permesso “la scoperta” di un gruppo fatto di individui in crescita, accompagnandoli passo passo in questo percorso di valorizzazione delle loro abilità e del loro diventare gli adulti del futuro.

Tags: anticipazione, forecasting, didattica, Chiara Emanuelli, formazione insegnanti, sperimentazione educativa, Future Awareness, backcasting, ENAIP, Borgo Valsugana, insegnamento, laboratorio di futuro

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