27 gennaio 2021 #FuturesLiteracy #Anticipation #StrategicForesight #FuturesProof

SaraBoller

Sara Boller
Researcher

La cassetta degli attrezzi di un buon futurista contiene molti strumenti utili ad immergersi in profondità nell’analisi e nella visualizzazione dei futuri possibili. Tra questi spicca, per potenziali vantaggi competitivi, l’attività di individuazione e di analisi dei segnali deboli (weak signals), che costituiscono i primi indizi di un trend futuro e/o di un cambiamento.

Il primo a parlare di weak signals fu Igor Ansoff nel 1975, che sviluppò una nuova idea di pianificazione strategica, basata su una gestione più flessibile del concetto di strategia e su una maggior attenzione a eventi non previsti o non prevedibili (“A graduate response through amplification and response to weak signals”).

La terminologia è poi stata adottata nell’ambito dei Futures Studies ad esempio con la seguente definizione di Hiltunen del 2008: “ [...] a weak [future] signal is an early warning of change, which typically becomes stronger by combining with other signals. The significance of a weak [future] signal is determined by the objectives of its recipient, and finding it typically requires systematic searching”. Si può quindi affermare che i segnali deboli sono le avvisaglie, le prime manifestazioni di un possibile trend futuro, un preallarme di un possibile cambiamento.

La sovrabbondanza di dati disponibili, la velocità di condivisione e la facilità d’accesso alle informazioni sono fattori che rendono oggi la ricerca e l’individuazione di weak signals ancora più difficile, richiedendo quindi maggiore competenza e attenzione. È pertanto necessario essere in grado di separare le informazioni significative dalla miriade di input a cui si è sottoposti ogni giorno, tutto il giorno.

Vi sono diversi metodi per individuare ed analizzare un segnale debole: bisogna considerare il grado di novità, valutare se è il primo riferimento a qualcosa di nuovo, oppure se si inserisce in un pattern di informazioni già presenti ovvero se si inserisce in un trend già visibile. Si deve poi valutare se il segnale intercettato tende o tenderà ad essere rinforzato da altri fattori oppure se esistono evidenze che suggeriscono un andamento opposto. I segnali deboli sono infatti anche ottimi punti di partenza per intercettare eventuali controtendenze.

Proprio perché i segnali deboli si nascondono all’interno del “rumore” della massa di informazioni da cui siamo bombardati, per individuarli meglio è generalmente consigliato prendere le distanze dal pensiero comune, cioè dalle opinioni mainstream, ma anche dal parere degli esperti, perché spesso la loro visione è condizionata dai dati del passato e dallo stato dell’arte odierno (la “gabbia del presente”) e quindi sono meno sensibili alle suggestioni dei segnali deboli.

Non è consigliabile, quindi, limitarsi alle fonti autorevoli, ma immergersi anche nei mondi dei cosiddetti futures native, nelle nuove correnti giovanili, nelle idee dei “contestatori”, nelle conseguenze possibili dell’applicazione di nuove tecnologie e nelle dinamiche emergenti in altri contesti culturali e affinare una certa sensibilità intuitiva nei confronti di questi ambiti.

Una volta riconosciuto un segnale debole, lo si analizza al fine di determinarne il contesto, di valutarne gli impatti primari e secondari (operazione di una certa difficoltà) e di stimarne infine la possibile velocità di propagazione. La consacrazione dei segnali deboli a tendenze non è solo questione di tempo, ma dipende anche da potenziali eventi “scatenanti”. Basta un evento che ne faciliti l’emergere e il diffondersi e i segnali deboli possono velocemente rafforzarsi e trasformarsi in tendenza. L’analisi dei segnali deboli non può quindi essere un processo improvvisato, l’indagine deve essere svolta in maniera minuziosa e rigorosa, cercando di individuare anche i valori fondamentali che trainano il segnale debole.

I weak signals spesso non sono compresi e sono oggetto di scherno dai difensori del “pensiero comune” e del business-as-usual proprio perché appaiono effimeri e flebili. Certi segnali deboli si creano e scompaiono in continuazione, ma proprio per questo motivo è opportuno “alzare le antenne” e mantenere un’attenzione continua con strumenti poco costosi. Vedere in anticipo un possibile cambiamento aiuta infatti a prepararci e a rispondere con maggiore prontezza ad un’eventuale rapida evoluzione della tendenza intuita, anche quando dovesse manifestarsi con un evento improvviso.

Un esercizio di futuro ha quattro fasi secondo la classificazione di Poli (Impostazione, Documentazione, Visualizzazione, Azione), l’analisi dei segnali deboli viene utilizzata principalmente nella fase di Documentazione, ma anche in quella di Visualizzazione.

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Bibliografia

Ansoff, H.I. 1975. “Managing Strategic Surprise by Response to Weak Signals”. Winter. Vol. XVIII No. 2.

Glenn, J. C., & Gordon, T. J. 2004. “Futures Research Methodology Version 3.0”.

Hiltunen, E. 2008, “The future sign and its three dimensions”. Futures 40. pp. 247 - 260

Poli, R. 2019. “Lavorare con il futuro”. Egea.