La differenza tra Design Thinking, Systems Thinking e Futures Thinking

La differenza tra Design Thinking, Systems Thinking e Futures Thinking

Qual è la differenza tra Design Thinking, Systems Thinking e Futures Thinking? Potremmo dire che è la stessa differenza che passa tra risolvere, comprendere e anticipare i problemi. Ma è cruciale integrare tutte e tre queste modalità di pensiero per anticipare i futuri

Qual è la differenza tra Design Thinking, Systems Thinking e Futures Thinking? 

Questi termini sono sempre più diffusi, spesso confusi, senza essere veramente sviluppati nelle loro rispettive potenzialità. Proviamo a fare chiarezza e a capire in che modo funzionano queste tre diverse modalità di pensiero e perché è importante integrarle tutte per traghettare  il presente verso scenari possibili e desiderabili.

Design Thinking e Systems Thinking: due metodologie di problem-solving 

Il Design Thinking e il Systems Thinking emergono nel vasto panorama delle metodologie di problem-solving come approcci distinti, ciascuno con un proprio focus e processo. 

Entrambi mirano a offrire soluzioni efficaci, ma la loro prospettiva e la loro metodologia differiscono notevolmente.

  • Il  Design Thinking ha un approccio centrato sull’utente e sulla risoluzione creativa dei problemi attraverso un processo che si struttura in varie fasi: empatia, definizione, ideazione, prototipazione e test. L’obiettivo è comprendere le esigenze degli utenti e generare soluzioni che rispondano in modo innovativo a tali esigenze. Il Design Thinking è quindi particolarmente adatto per affrontare questioni specifiche e attuali, spesso legate all’esperienza dell’utente o all’ottimizzazione di prodotti e servizi.
  • Il  Systems Thinking  adotta una visione più ampia e olistica. Questo approccio considera un sistema nel suo complesso, analizzando le interconnessioni e le dinamiche tra le diverse componenti. L’obiettivo è comprendere i modelli sottostanti e le strutture che guidano il sistema. Mentre il Design Thinking può essere descritto come “centrato sull’utente”, il Systems Thinking è “centrato sul sistema” ed esplora le cause profonde dei problemi, coinvolgendo molteplici prospettive e interessi degli stakeholder.

La principale differenza risiede quindi nella portata (o scopo): il  Design Thinking  si concentra su singoli problemi, mentre il  Systems Thinking  esamina il panorama complessivo e sulla base di questo si concentra sulla migliore definizione del problema (problem setting). 

Ciò è particolarmente cruciale quando trattiamo di problemi spinosi o ambigui o “perversi” (wicked problems), la cui definizione può differire in base alla prospettiva e le soluzioni possibili non sono univoche né definitive. 

Un esempio può essere il problema dei cambiamenti climatici oppure quello del miglioramento del clima organizzativo in una azienda, per i quali non c’è un’unica e generale definizione né un’unica e definitiva soluzione. 

Come dice Ackoff, “sbagliamo più spesso perché risolviamo il problema sbagliato”. Ecco perché occorre integrare questi due approcci per ottenere risultati desiderabili e duraturi.

L’integrazione tra design thinking e pensiero sistemico è più che sommativa: l’approccio del pensiero sistemico integra il pensiero progettuale (design thinking), invece di sostituirlo del tutto, dal momento che l’implementazione del progetto richiede la progettazione del sistema stesso in cui il primo si colloca ed esprime la sua funzione.
Partnership, attività commerciali, risorse, costi, ricavi, prezzi, marketing, branding, vendite, metriche, strategie di innovazione. Questi sono alcuni dei componenti di un’organizzazione (sistema di sistemi) che sono considerati nell’approccio del design thinking. Il pensiero sistemico va oltre l’organizzazione stessa, considerando gli stakeholder esterni, l’ambiente, le normative e il modo in cui tutti questi elementi lavorano insieme per raggiungere la visione di un sistema migliore di quello esistente (considerando anche aspetti come la sincronia, la coerenza, l’integrazione e la massimizzazione tra persone, attività, processi, politiche, luoghi e risorse).

Design Thinking e Systems Thinking hanno bisogno del Futures Thinking 

Il Design Thinking e il Systems Thinking sono entrambe focalizzate sul presente.
Il Design Thinking nasce per affrontare problemi specifici del presente, mentre il Systems Thinking può contribuire a identificare le radici dei problemi e a sviluppare soluzioni che tengano conto di molteplici variabili attive oggi.
Entrambe considerano il futuro come sfondo più o meno esplicito, nella maggior parte dei casi come estensione del presente, per la continuità implicita di mode, bisogni, processi o sistemi.
Il Futures Thinking, o pensiero orientato ai futuri, è invece un approccio strategico che va oltre la mera proiezione del presente o previsione del futuro, proponendo una profonda esplorazione delle possibilità e delle alternative che potrebbero emergere.
Questo approccio incoraggia a esplorare futuri possibili e scenari alternativi, a riconoscere i segnali deboli e a sviluppare strategie flessibili, adattabili a contesti diversi dal presente.
In un mondo in cui la tecnologia, la società e l’ambiente stanno cambiando ad un ritmo sempre più veloce, il Futures Thinking diventa un’attitudine chiave, basata su strumenti appositi (propri degli Studi di Futuro e dello Strategic Foresight), per anticipare le sfide future e capitalizzare sulle opportunità emergenti, anche con nuove idee e soluzioni innovative.

(Immagine originale di RScolozzi generata con Dall-E)

Perché integrare le tre metodologie di pensiero

L’integrazione dei tre “pensieri” non solo è vantaggiosa ma necessaria per perseguire cambiamenti desiderabili e concreti nel medio e lungo periodo:

  • il Design Thinking senza una comprensione dei sistemi rilevanti per il contesto e per l’utente (attuale e futuro) rischia di produrre “soluzioni per il problema sbagliato”
  • il Pensiero Sistemico senza la concretezza del Design Thinking rischia di offrire una comprensione profonda e utile ma meno operativa
  • il Design thinking e Systems thinking senza il Futures Thinking rischiano di limitarsi all’innovazione del presente o al miglioramento di sistemi attuali, senza esplorare attivamente una molteplicità di futuri possibili (che potrebbero sorprenderci e farci trovare impreparati)
  • il Futures Thinking senza la concretezza del pensiero progettuale e la profondità del pensiero sistemico rischia di limitarsi a visualizzare possibili futuri alternativi o, nel migliore dei casi, definire strategie lungimiranti, o persino anticipanti, ma senza gli strumenti necessari ad accompagnare efficacemente processi di cambiamento all’interno di organizzazioni reali o dei sistemi esplorati. 

“I progetti possono rimanere mere proiezioni di desideri senza la comprensione di come e cosa fa muovere il sistema da A a B” (liberamente tradotto Peter Senge).

In conclusione, integrare Design Thinking, Systems Thinking e Futures Thinking può portare a dinamiche desiderabili più durature, a sistemi nuovi, a cambiamenti trasformativi nel lungo periodo; integrare gli approcci può essere la chiave per affrontare con successo (e meno ansia) la complessità dei problemi contemporanei e di quelli in arrivo. 

Rocco Scolozzi
Rocco Scolozzi
Laurea specialistica in Scienze Ambientali, Laurea di I livello in Sistemi Informativi Territoriali, Dottorato di Ricerca in Ingegneria Ambientale. Negli anni ha acquisito competenze di ricerca sul campo con strumenti qualitativi di ricerca sociale, e sviluppato esperienze di docente universitario, formatore e facilitatore, anche sperimentando approcci originali. Come socio fondatore di -skopìa porta l'approccio sistemico ed ecologico (Systems Thinking - Systems Dynamics) nello sviluppo e applicazione dei Futures Studies. È il responsabile per -skopìa dei Bandi competitivi Europei.