Futuri Fuori dal Coro
La nuova rubrica di SKOPIA che ospita le opinioni di colleghi e colleghe futuristi/e ed esperti/e per accogliere visioni ed interpretazioni diverse da quelle "ufficiali" e per riflettere sulle tematiche attuali sempre con un occhio verso i futuri.
Futuri Fuori dal Coro
La nuova rubrica di SKOPIA che ospita le opinioni di colleghi e colleghe futuristi/e ed esperti/e per accogliere visioni ed interpretazioni diverse da quelle "ufficiali" e per riflettere sulle tematiche attuali sempre con un occhio verso i futuri.
Geopolitica e tecnologia influiscono e influiranno in modo determinante sui futuri. Scopriamo insieme il ruolo dei Paesi connettori
A Berenice Trogloditica, un antico porto sulla costa del Mar Rosso in Egitto, gli archeologi stanno riscoprendo un vivace snodo commerciale che collegava l’Impero Romano con civiltà lontane.
I ritrovamenti includono due porti, vari negozi, abitazioni e una molteplicità di artefatti come avorio, incenso, tessuti e pepe indiano, oltre a iscrizioni in sanscrito e una statua del Buddha greco-romana. La presenza di manufatti indiani e la prima iscrizione buddhista conosciuta in Egitto suggeriscono che una significativa comunità indiana risiedesse in quell’area, contribuendo al fiorente commercio e alla fusione culturale del porto.
La storia si ripete.
Oggi oltre un terzo della popolazione degli Emirati Arabi Uniti è di origine indiana. Quasi il 60% proviene dal subcontinente indiano. L’Arabia Saudita è al quarto posto dietro Mauritius, UK e EAU per presenza di residenti indiani.
Questo ha portato il commercio tra India e i due Paesi arabi a livelli record, con un incremento significativo degli investimenti diretti in India, soprattutto nei settori immobiliare, infrastrutturale, logistico, alimentare e tecnologico. Importanti fondi sovrani emiratini e sauditi hanno investito in numerose società e startup indiane, rafforzando ulteriormente i legami economici. Quest’area del mondo sta evolvendo a ritmi cinesi e funge da volano per le economie emergenti dell’Asia meridionale.
Il ruolo dei Paesi connettori
In un mondo assai polarizzato, il Golfo si propone come un ponte neutrale tra Oriente e Occidente, facilitando la collaborazione tecnologica e il dialogo tra diverse culture.
Il mondo non si sta deglobalizzando, ma riglobalizzando in modo selettivo, con una maggiore enfasi sull’autonomia strategica in settori vitali per nazioni e blocchi economici e l’emergere di “Paesi connettori” tra blocchi economici, come appunto gli Emirati Arabi Uniti e l’Arabia Saudita, un ponte tra Europa e India.
Questa premessa ci riallaccia alle riflessioni contenute in un precedente articolo dedicato allo spazio multipolare: il futuro dell’Occidente è legato a una scelta tra crescita guidata dalla tecnologia, ossia una nuova, autentica rivoluzione industriale, rischiosa ma vantaggiosa, oppure declino gestito: apparentemente sicuro ma disastroso a lungo termine. Naturalmente con tante possibili sfumature di futuri. La stasi è un’illusione. Le società che scelgono la crescita superano rapidamente quelle che tentano di mantenere lo status quo.
Tecnologia ed entusiasmo caratterizzano le nuove economie emergenti
Negli ultimi decenni, in parallelo con la migrazione del baricentro economico globale dall’area euro-atlantica all’Asia-Pacifico, abbiamo assistito a una virata delle società occidentali verso pessimismo e avversione al rischio, mentre il resto del mondo, in piena emersione, si è sostanzialmente votato all’entusiasmo, alla positività, al fermento innovativo e alla rapida adozione di nuove tecnologie.
Abu Dhabi e Riyad stanno investendo in un futuro che chiamano “radioso”, puntando soprattutto sul benessere individuale e sul divertimento. Non tutto è oro che luccica e tuttavia c’è grande attività imprenditoriale.
Il surplus delle partite correnti dell’Arabia Saudita sarà solo dello 0,5% del PIL quest’anno, prima di passare in deficit nel 2025 e per il resto del decennio. Il governo sta spendendo e vendendo parte del suo patrimonio per diventare il cuore pulsante dell’innovazione tecnologica globale.
Le partnership strategiche con colossi tech occidentali, come Microsoft, e la collaborazione tra EAU e Francia nel settore dei semiconduttori, dimostrano la volontà di aprirsi al mondo e di diventare un hub globale per l’innovazione inclusiva.
Innovazione tecnologica e intelligenza artificiale alla base del progresso
Le aspiranti ex petromonarchie si sono date due obiettivi nient’affatto modesti: rivaleggiare con la Silicon Valley come poli principali per lo sviluppo e l’applicazione di tecnologie all’avanguardia, ridefinendo il panorama tecnologico globale.
Gli EAU hanno lanciato MGX, un veicolo d’investimento focalizzato sull’IA da 100 miliardi di dollari, mentre l’Arabia Saudita ha deciso di costituire un fondo per l’IA da 40 miliardi di dollari. Questi investimenti mirano a sviluppare infrastrutture, semiconduttori e tecnologie di base, posizionando i due Paesi come leader globali nel campo dell’IA.
Gli investimenti strategici in IA e tecnologie nucleari e spaziali, combinati con partnership internazionali chiave, hanno lo scopo di fare del Golfo un’oasi globale dell’innovazione, attirando i migliori talenti mondiali e ridisegnando gli equilibri tecnologici ed economici su scala planetaria.
La creazione di distretti dedicati all’IA e alle tecnologie avanzate, dotati di infrastrutture all’avanguardia e supportati da incentivi fiscali e un ambiente regolatorio favorevole, sta attirando startup, grandi aziende tech e centri di ricerca internazionali in settori chiave come l’energia, la sanità, la gestione urbana, l’agricoltura e la riforestazione della penisola arabica.
Il NEOM AI Center in Arabia Saudita, ad esempio, vuole scavalcare i laboratori di Google e DeepMind. Parallelamente, Dubai ha lanciato la prima “AI City”, un distretto urbano interamente gestito da sistemi di IA, che sta attirando l’attenzione globale e diventando un modello per le smart cities del futuro.
La partecipazione del Presidente degli EAU al Summit del G7 e il lancio di programmi di incubazione per imprese tech a Dubai sottolineano l’impegno del Paese nel posizionarsi come leader globale in questo settore.
A livello internazionale, gli EAU contribuiscono a fissare standard etici per l’IA e ospitano un summit annuale sull’IA.
Abu Dhabi ha introdotto tecnologie avanzate, tra cui dispositivi di scansione rapida e intelligenza artificiale, per migliorare l’efficienza e la sicurezza dei centri doganali a Al Ain.
Le università locali, come la King Abdullah University of Science and Technology (KAUST) in Arabia Saudita, che offre salari superiori a quelli del MIT, Stanford and Tsinghua per chi studia l’IA, stanno diventando centri di eccellenza per la ricerca avanzata, collaborando a stretto contatto con l’industria per colmare il divario tra mondo accademico e mondo del lavoro.
L’impianto nucleare Barakah negli UAE, costruito da imprese sudcoreane, sarà presto esteso per diventare un modello globale per l’energia nucleare sicura in cui l’IA venga utilizzata per ottimizzare l’integrazione di fonti rinnovabili nella rete, creando un mix energetico altamente efficiente e sostenibile.
Progetti come il Mohammed bin Rashid Al Maktoum Solar Park a Dubai (da completare entro il 2030) e il King Abdullah City for Atomic and Renewable Energy (K.A.CARE) in Arabia Saudita sono esempi concreti degli sforzi della regione verso la sostenibilità energetica.
Il futuro dei Paesi mediorientali
Possiamo immaginare un futuro in cui le città del Golfo non solo competono con la Silicon Valley, ma stabiliscono nuovi standard per l’urbanizzazione sostenibile e smart, l’integrazione tecnologica e nuovi approcci etici.
Questo avviene nel cuore del mondo islamico!
Quel che forse colpisce maggiormente è la rapidità con la quale, nell’arco di una cinquantina d’anni, nazioni profondamente arretrate sotto ogni punto di vista sono arrivate ad elaborare roadmap ambiziose e sofisticate che si estendono fino al 2117, con una pianificazione anticipante a lungo termine eccezionale e rara tra i governi mondiali.
La visione a lungo termine permette di effettuare investimenti sostenuti in progetti trasformativi, allineare politiche e risorse verso obiettivi comuni e posizionare queste nazioni come leader globale in settori emergenti come l’esplorazione spaziale, l’intelligenza artificiale, la robotica, l’energia pulita, i trasporti autonomi e la stampa 3D. Questo orientamento tecnologico ha l’obiettivo di diversificare l’economia oltre il petrolio, attrarre talenti globali e investimenti e, finalmente, vede un forte coinvolgimento del genere femminile, non per un mero calcolo pubblicitario.
Un terreno su cui l’Europa dovrà misurarsi con queste “lepri dell’innovazione”, per guadagnare in attrattività e non condannarsi ad u futuro di possibile irrilevanza nella competizione globale.